La Storia

Tresana, una lunga storia

Il territorio del Comune di Tresana ha sempre fatto parte sin dal primo Medioevo dei beni degli Obertenghi, signori forse originanti da un gruppo longobardo lucchese chiamato Adalberti e che si impianterebbe a Gragnana di Malgrate.

Gli eredi obertenghi, Malaspina ed Estensi saranno dal XII secolo i signori della Lunigiana ed in particolare della destra Magra e del feudo di Mulazzo dopo il 1221.

Infatti in questo anno Corrado figlio di Obizzo I il Grande e il nipote Obizzino Malaspina, dopo avere diviso i beni della famiglia in Lombardia, a Parma nella chiesa di Sant’Andrea si dividono la Lunigiana. Corrado prepara la divisione e Obizzino opta per la sinistra Magra; adotta lo stemma dello Spino Fiorito e pone la sede a Filattiera. Corrado tiene quindi la sinistra con la Val di Vara e con Villafranca, che poteva controllare la Francigena; pone la sede a Mulazzo e mantiene lo stemma con lo Spino Secco.

Mulazzo era già stato citato nel diploma del Barbarossa ad Obizzo Malaspina nel 1164…”Mulazzanum cum tota curia” insieme a Malnido, Groppofosco, Casola e la quarta parte di Filattiera. Era poi nominato fra i testimoni del lodo del 1202 fra i Malaspina e il vescovo di Luni, emesso da Ubaldo e Truffa dei Signori da Castello.

Nel 1220 lo ritroviamo nel diploma di Federico II a Corrado ed Obizzino in cui compare “Mulatium cum tota curia”.

Corrado da Maria dei Signori di Vezzano, ebbe quattro figli: Moroello, Obizzo, Manfredi e Alberto detto il Moro.

Morto Obizzo prematuramente, nel 1266 Moroello e Alberto coi nipoti si suddivisero il feudo in quanto seguivano la legge longobarda che non contemplava il Diritto di Primogenitura. Ne nacquero tre feudi Mulazzo, Villafranca e Giovagallo.

Il feudo di Giovagallo comprendeva secondo il Branchi, anche Lusuolo, Madrignano, Verrucola, Cerbellari (Virgoletta, la medievale Verrucola Corbellari?) e metà di Arcola. Manfredi pose la residenza a Giovagallo, forse perché più fortificato o forse perché di lì poteva controllare meglio i suoi beni, essendone al centro.

Fu un valoroso condottiero, chiamato Manfredo Lancia, pare per l’abilità che aveva nell’usarla. Fu podestà di Milano e combattè contro i Pavesi. Poi entrò in rapporti amichevoli con Genova e combattè in Sardegna.

Pare morisse nel 1285 e gli subentrò il figlio Moroello che combattè contro i Pisani e i Pistoiesi. Nel 1307 fu Capitano della Taglia per Firenze contro Arezzo.

Nel 1306 coi cugini di Villafranca e Mulazzo, chiamò Dante per concludere la pace col Vescovo Conte di Luni, Antonio Nuvolone da Camilla. Dante lo immortalò nel XXIV Canto dell’Inferno per bocca di Vanni Fucci “ …Tragge Marte vapor di Val di Magra, Ch’è di torbidi nuvoli involuto, E con tempesta impetuosa ed agra….” . Morì prima del 1315 e lasciò la vedova Alagia Fieschi, ricordata da Dante nel XIX Canto del Purgatorio dove lo zio Adriano V, avversario di Moroello la cita: ” Nepote ho io di là c’ha nome Alagia, Buona da se: pur che la nostra casa Non faccia lei per esemplo malvagia: E questa sola di là m’è rimasa”.

Il figlio Manfredo poco si occupò dei suoi beni e li affidò a vicedomini, ma mentre era lontano, uno di questi si ribellò, ma lui riuscì a batterlo e nel 1344 tornò a Giovagallo.

Da Anna di Salinguerra Tonelli, Signore di Ferrara ebbe Moroello ed Alagia. Moroello si sposò con Argentina Grimaldi di Genova che morto lui, si risposò con Galeotto Malaspina di Fosdinovo e nacque Giovanni, morto precocemente.

Non essendovi altri eredi il feudo passò ai cugini Federico ed Azzone, figli di Opizzino di Villafranca.

Il feudo di Tresana

Tresana forse da Turris intesa come torre d’avvistamento e poi da questa il toponino d’area Turrisana, come Lunigiana o forse, secondo Manfredo Giuliani da Trivium in quanto da lì partivano tre vie, per il Genovesato, il Piacentino e la Toscana. Fu parte del feudo di Mulazzo, di Villafranca e in ultimo di Lusuolo da dove si staccò dopo il 1470 e fu di Giovan-Giacomo, Giovan-Giorgio e Tommaso, figli di Opizzino Malaspina che suddivisero col cugino Iacopo-Ambrogio di Iacopo.

Del feudo di Lusuolo che nel 1355 fu assegnato ad Azzone, facevano parte Lusuolo con Canossa, Tresana, Giovagallo, Riccò, Podenzana, Aulla, Bibola, Pallerone, Brina, Ponzano, Monte di Vagio, Gorasco, Beverino, Madrignano, Calice e Veppo.

Nel 1366, morto Azzone Malaspina, i cinque figli si divisero il feudo e si sa solo che a due, Franceschino e Opizzino, furono dati: Lusuolo, Canossa, Tresana, Giovagallo, Zinigolla, Riccò, Aulla, Burzone, Calice, Veppo, Madrigano e 50% di Bolano.

Ad Opizzino spettarono poi Tresana e altre terre. Fu valente condottiero e sposò Margherita di Moroello Malaspina di Mulazzo ed ebbe Moroello, Giovan-Giacomo e Alagia. Pare morisse nel 1369. I due fratelli suddivisero il feudo nel 1408 e a Giovan-Giacomo spettò Tresana con Ponzano e Brina.

Solo Giovan-Giorgio è ricordato come signore unico di Tresana, forse per la morte del fratello ed ebbe un figlio di nome Guglielmo. Fu marchese stimato anche da Francesco Sforza di cui divenne feudatario e da Spinetta Malaspina di Villafranca che lo nominò tutore dei suoi figlioli.

Nel 1521 a Venezia, Guglielmo ebbe da Carlo V, imperatore, la conferma dei feudi e nel 1526 fece da paciere a Pontremoli nella lotta fra gli “opiddani e i rurali”, avendo così l’esenzione da dazi e gabelle.

Divenuto troppo potente nel 1528 fu ucciso dagli uomini di Giovagallo, Tresana e Barbarasco che si erano ribellati.

Ebbe tre figli che ricevettero l’investitura nel 1530 e gli uomini di Tresana, Lusuolo, Giovagallo e Riccò li difesero dal Marchese Teodoro di Ponzano che ne aveva assunto la tutela e volava spogliarli dei loro beni. Morto poi Carlo, i due fratelli nel 1560 si divisero.

A Ercole toccarono Lusuolo, Giovagallo, Canossa e Riccò, mentre a Francesco Guglielmo, Tresana con le sue dipendenze, fra cui Villa dove era anche un hospitale e che si costituì poi in feudo autonomo che in seguito passò alle dipendenze di Villafranca, assieme a Virgoletta e Rocchetta Vara. Questi poi chiese come già avevano fatto altri Malaspina di istituire il Diritto di Primogenitura per non dover più dividere il feudo e gli fu concesso. Abbassò le tasse e altre ne tolse fra cui la Dadia che toccava tutte le vendite, testamenti, doti e altro, in cambio di una una tantum di 100 scudi.

Si recò alla Corte di Mantova e il duca lo inviò come ambasciatore in Germania. Gli fu concesso per le sue benemerenze di aprire una Zecca di cui si conoscono poche monete. Morto, gli successe il figlio Francesco, minorenne.

Al tempo ci fu una lite con Lusuolo per un terreno chiamato roveredo, posto sul confine. La tutrice Benedetta cercò di accordarsi coi vicini, allora dipendenti dal Granduca di Toscana che la favorì, spinto dall’Imperatore che ricordava le

benemerenze del padre, anche se poi continuarono le liti sino a quando Guglielmo, figlio di Francesco, non riuscì ad annettersi il terreno.

Questi si sposò con Susanna Malaspina di Montereggio e nel 1588 pubblicò una nuova tariffa degli atti giudiziari. Fu nominato Governatore di Pontremoli e per questo acconsentì che Milano mettesse delle truppe spagnole a Tresana, anche se poi se ne pentì e nel 1593 passò alle dipendenze del Granduca di Toscana.

Era ben visto dalla Corte imperiale, ma preferì tornare in Italia al servizio del Granduca di Toscana. Si salvò nel 1590 da un tentativo di uccisione da parte del governatore di Lusuolo, Scipione Vannini, con cui aveva discusso. Fu poi ambasciatore a Modena e Mantova.

Fece suo luogotenente Castruccio Baldassini, lucchese e nominò direttore della Zecca un francese, Claudio Anglesi: Nel 1598 si scoprì che vi erano state coniate monete false dei governi di Francia, Sardegna, Venezia, Genova, Bologna, Massa e Roma.

Da Modena ordinò al suo luogotenente di punire il direttore, ma il Baldassini ne era complice e lo lasciò fuggire e poi lo seguì quando Francesco tornò a Tresana.

La reputazione di Francesco subì un forte calo e fu convocato dal Vescovo di Luni, ma non si presentò e il vescovo lo condannò a multa di 10.000 ducati d’oro e alla scomunica. Non rispose perché lui dipendeva dall’Imperatore e non dal Vescovo e l’Imperatore fece chiamare il Nunzio Apostolico e lo pregò di non molestare il marchese.

Raggiunse quindi Tresana, ma non avendo pagato morì poi scomunicato; i suoi sudditi nel 1603, irritati dal suo malgoverno si ribellarono, volendosi dare alla Spagna.

I rivoltosi rimasero padroni di Tresana e del marchese, ma il castello fu tenuto da Cornelio Malaspina di Licciana, suo amico. Francesco fu poi liberato e andò a Milano che ordinò a Pontremoli di soccorrere il castellano Cornelio con 1.500 soldati. Tuttavia Francesco non potè essere assistito di persona dai Pontremolesi perché era scomunicato. Poi il Governatore di Pontremoli consigliatosi con gente del posto, fece allontanare Francesco con la famiglia e con lui Cornelio e consigliò i rivoltosi di rivolgersi al Ducato di Milano per le loro proteste.

Il Ducato cercò poi di fare rientrare Francesco nelle sue terre, ma i Tresanesi lo impedirono, spararono anche sul messo del Ducato milanese e il marchese, nonostante le investiture non potè riappropriarsi del feudo di Tresana.

La pace si fece nel 1608 e i Tresanesi si impegnarono a fornire al marchese cibi, salari per i dipendenti e corvèe. Tuttavia Francesco dovette subire il controllo degli Spagnoli con il loro delegato e morì alla Mirandola nel 1613.

Fece testamento, nominò i tutori dei figli e chiese di conservare il feudo alle dipendenze del Granduca di Toscana.

L’ultimo marchese Malaspina fu Guglielmo nato verso il 1596. Fra i vari obblighi si impegnò a tenere a Tresana una guarnigione di Spagnoli del Ducato di Milano che dalla Spagna dipendeva. Andò a stare a Milano e nominò la madre curatrice del feudo. Tuttavia si comportò male verso i suoi sudditi, cosicchè nel 1647 si ribellarono e attaccarono il castello. I marchesi chiesero aiuto ai loro parenti Malaspina e questi intervennero con milizie garfagnine e lombarde partite da Olivola, che furono però sconfitte dagli uomini del Ducato.

Ci furono diverse trattative e Guglielmo rifiutò di vendere il feudo e così i Tresanesi si rivolsero prima al Granduca di Toscana che lo voleva comprare e poi ai Genovesi che non poterono accettarlo. La lotta continuò con alterne vicende sino al 7 gennaio 1652 quando Guglielmo morì a pranzo per un colpo apoplettico, dopo che suo fratello era stato ucciso nel castello da un’archibugiata. I parenti si dichiararono disposti a rilevare il feudo, ma la popolazione si dichiarò favorevole a Sua Maestà Cattolica di Spagna e quindi a Milano e nel 1566 venne a Tresana un Delegato Regio, Giulio Cesare Calvino con pieni poteri e resse i tre marchesati di Tresana, Castagnetoli e Giovagallo.

La Corona spagnola per risparmiare nel 1659 impegnò Tresana e Castagnetoli a Bartolomeo Corsini, patrizio fiorentino, ma i Tresanesi protestarono con Sua Maestà. Tuttavia il Corsini li comprò nel 1660; la guarnigione spagnola lasciò il castello e nacque la Signoria dei Marchesi Corsini. Nonostante poi che i Tresanesi ancora protestassero, comprò anche Giovagallo.

Continuarono le proteste dei Malaspina, ma il Re di Spagna che aveva bisogno di denaro, come fu per Pontremoli, convalidò gli atti e la famiglia Corsini divenne feudataria dell’Impero con l’appoggio del Granduca di Toscana che non potendo averla, la ebbe governata da un suo fedele suddito e servitore, Bartolomeo Corsini.

Si dice che questi ben governasse e morì nel 1684, lasciando sette figli. Lorenzo il più famoso, fu Cardinale e poi Papa Clemente XII, che salvò San Marino dall’incorporazione negli Stati Vaticani ad opera di un Cardinale.

Il primogenito fu Filippo, amico del Granduca Cosimo de Medici, che affidò la cura dei suoi paesi a persone oneste, il “Dottor Giovannantonio e Andrea Leonardi di Catizzola” e applicò la legislazione della Toscana. Fu sempre fedele all’Impero, fece venire a predicare il famoso gesuita Padre Segneri. Fu inviato come ambasciatore alla Corte dell’Elettore di Baviera per chiedere la mano della principessa Violante per il suo Signore. Morì a 59 anni, lasciò due figli e Bartolomeo fu il suo successore.

Non riuscendo però a seguire il suo feudo, più avanti ne delegò il figlio Filippo che ben si comportò e si spense nel 1752. Filippo fu Accademico della Crusca e morì nel 1767 lasciando sette figli. Lorenzo fu Cavaliere di Malta, Andrea fu Cardinale che contribuì alla soppressione dei Gesuiti e Bartolomeo che fu l’erede del feudo, andò a Roma e comandò la Guardia nobile pontificia. Nel 1769 volle conoscere le Entrate del suo feudo per cui appurò che incassava 1274 scudi, ne spendeva 908 e quindi a lui restavano 366 scudi.

L’ultimo feudatario fu Tommaso, ma più importante fu suo fratello Neri che prima fu Segretario onorario di Stato del Granduca e poi fu immesso da Napoleone nel Consiglio di Stato di Francia e gli fu conferita la Legion d’Onore.

Finisce così il racconto, abbreviato, della storia di Tresana ripreso in parte dal I/II tomo della Storia della Lunigiana Feudale di Eugenio Branchi del 1897/98.

Sandro Santini

 

Confini del feudo di Tresana seconda metà  del XVIII secolo.

Tutto questo fino al 1797, dove sull’influsso della rivoluzione francese,pose fine al regime feudale nei marchesati di Tresana e Giovagallo.

Grazie all’ Editto di Chabot del 2 Luglio 1797 sono soppressi i feudi in Lunigiana e viene instaurato il principio dell’eguaglianza per le persone e le proprietà.

Il feudalesimo cessava, così, in Lunigiana ed i privilegi e l’immunità del clero e della nobiltà vengono, definitivamente, aboliti.
Con l’arrivo dei francesi, la municipalità autonoma di Tresana, fu compresa nella Repubblica Cisalpina e nel 1798, a seguito della riorganizzazione del territorio lunigiano e la creazione dei due distretti di Fosdinovo e di Mulazzo, venne iscritta nella giurisdizione di quest’ultimo.

Nel 1808 con l’annessione della Toscana all’Impero francese il territorio fu organizzato in mairies, la nuova municipalità ereditata dal sistema amministrativo francese. L’organizzazione municipale prevedeva la nomina da parte del prefetto di un maire(in francese municipio) e l’elezione di un consiglio municipale dotato di ristretti poteri decisionali. Il maire restava in carica cinque anni, era coadiuvato da un numero variabile di aggiunti e esercitava le sue funzioni sotto la vigilanza del prefetto e del viceprefetto o su loro delega.
La mairie di Tresana comprendeva i popoli di Canossa,Riccò, Lusuolo, Bolla, Barbarasco, Careggia, Castevoli, Giovagallo, Novegigola, Tresana e Villa.

Caduto Napoleone, Neri tornò in Toscana; fu ancora Ministro e nel 1815 fu Delegato al Congresso di Vienna. Favorì il Commercio, fece aprire una banca, ammodernò le strade della Toscana e poi divenne Presidente del Consiglio toscano.

Intanto Tommaso Corsini il primogenito,  che dopo l’Editto del Generale Chabot del 1767 , si era  ritirato a Roma, alla caduta dell’Imperatore divenne Senatore e affidò nel 1854 Tresana al figlio Lorenzo e Castagnetoli e Giovagallo a Tommaso; in seguito però se li invertirono.

Dopo Il Congresso di Vienna del 1815, il territorio di Tresana entrò a fare parte dei possedimenti del Ducato di Modena.
Con il Congresso di Vienna l’ex feudo venne assegnato a Francesco IV Duca di Modena che lo governò sino al 1859. , ma inizialmente fu lasciato sotto il governo di Maria Beatrice d’Este duchessa di Massa e Carrara.
Il 14 febbraio 1816 si stabili’ che la Lunigiana estense fu annessa al ducato di Modena e suddivisa in dieci comunità di terzo rango, tra le quali Tresana, raggruppate in quattro giusdicenze: Aulla, Tresana, Licciana e Fosdinovo. Il territorio della comunità di Tresana, coincidente con quello della mairie, comprendeva le frazioni di Bola, Carreggia, Castevoli, Giovagallo, Novegigola e Villa cui poi sarà aggiunto Barbarasco staccato dalla Comunità di Aulla.

Il quadro del territorio tresanese  in quegli anni non era da definirsi lusinghiero, inoltre alla povertà e alla malattie si aggiunse il fenomeno del brigantaggio. Il 17 dicembre del 1842 l’anziano Porrini di Giovagallo scrive al Sindaco di Tresana ” … non essendo più un mistero che una squadriglia di malviventi…. percorrano i siti boschivi di Podenzana, Giovagallo, Careggia e Villa … da rendere insicuri il transitare in solitario in questi siti …che la polizia occorra alla sicurezza pubblica ormai pericolante …”

Anche se erano anni duri la popolazione del Comune in quel periodo aumentò,
Come si può vedere da un resoconto comunale del 1842.

Il comune contava in tutto 3450 abitanti

Il 18 Marzo 1848 giunse in Modena la notizia che a Vienna era scoppiata la rivoluzione: la città insorge e Francesco V fugge
Nei paesi estensi della Lunigiana tutto è confusione e anarchia: non vi è più autorità, forza pubblica e tribunali.
La propaganda in favore dell’unione al Regno Sardo di Carlo Alberto,capeggiata da Rezasco, un giovane letterato, che aveva trascorso circa vent’anni in Giovagallo nella casa dello zio paterno Settimio Porrini, s’irradia proprio da casa Porrini in Giovagallo e trova larghi consensi, nel territorio del Comune.
Molti comuni della Lunigiana chiedono ed ottengono la protezione del Re di Sardegna ed anche il Sindaco di Tresana, Settimio Porrini, l’ottiene, ma solo Giovagallo,nella sua maggioranza lo segue e alza sulle sue case quel tricolore, che il Re paladino dell’indipendenza d’Italia, fa sventolare contro l’Austria.
Le gloriose vittorie di Pastrengo e Peschiera infiammano gli animi, poi,l’esercito Piemontese è sconfitto a Curtatone, Montanara e, dopo una strenue difesa, a Custoza.
I mesi, che seguirono, portarono violenze ai Giovagallesi e a chi li segui’: le truppe del Granduca e dei suoi fautori occupano la Lunigiana.
La sconfitta di Novara riporta il territorio sotto il ducato di Modena e dell’Austria con i loro sistemi di governo, ma la restaurazione è di breve durata.

Il 17 marzo 1861 con la proclamazione del Regno d’Italia il territorio tresanese fu accorpato alla regione Toscana.

Ora il territorio del Comune  appartiene al regno d’Italia di Vittorio Emanuele II.

Dopo l’unità   Tresana divenne comune autonomo compreso nella provincia di Massa e  Carrara cui, nel 1869, venne aggregata la frazione di Riccò già del soppresso comune di Terrarossa.

Il Comune nei primi anni dell’unità d’Italia continua a crescere i suoi abitanti sono 4541, come risulta da censimento del 1881.

Il Comune fra le due Guerre Mondiali

Il contributo in termini di concittadini tresanesi caduti durante il primo conflitto Mondiale fu di 108 unità.

Il 22 11 2014 il Comune di Tresana organizzò una giornata commemorativa per le celebrazioni del centenario della Grande Guerra e tutti i loro nomi furono riportati in un manifesto che l’amministrazione comunale fece stampare in loro ricordo.

I nomi di molti di loro sono poi ricordati in lapidi celebrative sparse nelle varie frazioni del Comune.

 

Dopo la prima Guerra Mondiale la popolazione rimane stabile.

Dal censimento generale del 1927 risultano  4595 ab.

Durante la Seconda Guerra mondiale, Barbarasco é sede di un distaccamento tedesco.

Il territtorio Comunale é teatro di eccidi e battaglie partigiane.

In località Tavella il 22 – 8 – 1944 furono uccisi tre abitanti di Tavella.

Qui si trova una lapide che ricorda l’ eccidio nazista che  fa tornare alla mente, quel che disse un anziano di Tavella: “Un giorno sono arrivati i tedeschi ed hanno bruciato tutto il paese”…..

Il cippo, eretto a ricordo delle tre vittime della barbarie nazifascista, indica il luogo preciso in cui avvenne l’atroce delitto. L’area boschiva, il silenzio, interrotto solo dal mormorio delle acque del piccolo torrente, porta il visitatore a immaginare l’atto violento subito da quei tre uomini nel “loro” bosco.

In località Ceppino di Careggia  il 18-1-1945, ebbe luogo una battaglia tra un gruppo di partigiani, appartenenti alle brigate “Giustizia e Libertà”,  e alcune pattuglie di soldati tedeschi stanziati a Barbarasco.

Anche in memoria di questo fatto di sangue é stato eretto un cippo celebrativo.

Il 27 marzo 1945 tutto il territorio comunale viene liberato: il CLN provinciale assume le funzioni di Giunta provvisoria del Governo e nomina sindaco del Comune di Tresana Giuseppe Brunetti.

Intanto il maggiore inglese Gordon Lett, già comandante del “Battaglione Internazionale”, viene nominato dagli Alleati Governatore di Pontremoli e della Lunigiana.

 

 

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